Non complesso, non anacronistico, non incompreso, sicuramente non blogger. Pezzo minuscolo d'eterno e d'universo. Niente sfoghi esistenziali, niente esercizi di stile. Qui faccio filosofia – in versi perché il pensiero è musica, e la verità è poesia.

La verità da queste parti non la troverete, diciamocela tutta. Ma un tentativo, uno fra i tanti, forse sì. Una verità con la minuscola, come l'universo di cui è immagine, come la fantasiosa menzogna che intende negare, come il dio umano del quale è creazione.

Contattami  Il mio profilo
Linkami  Iscriviti a questo blog

Feed RSS v2.0  ATOM Feed v0.3
Segnala il blog  Powered by splinder.com

O.S.T.

FORSETI
der graue könig


VÃ…LD
dark clouds


DESCENDENTS
ace



visitatori

sono stati qui *loading* piccoli dei, di cui attualmente in attività.
postato martedì, 04 marzo 2008 alle ore 17:15 | permalink | commenti (1)
        (aprile 2004)

I

Non si vive per
starsene a guardare.

Ho scoperto di essere poesia
e voglio urlarlo a tutti.

Non smetterò mai.


II

Vivevo da uomo libero
quando la solitudine era libertà
e da capobranco a volte
ingannandomi di fronte a uno specchio.

Ero solo come le stelle
nel cielo profumato e tetro di
primavera. E brillavo.

Ridevo della luna e dei lupi
che le ululavano addosso
e in silenzio aspettavo di uscire
e addormentarmi e sognare.

Bastava aprir la porta e gridare
per farsi sentire. Ma persino un buffone
vuole essere libero a volte
di pregare e imbrogliarsi e brillare.


III

Il piccolo uomo sognava di morire ma non
poteva. Lui non aveva gambe per danzare
e niente braccia per stringer l'amore.

Ogni notte (perché nessuno lo vedeva)
coi denti apriva una cassetta
e ogni notte vi piangeva. Vi lasciava cadere una
lacrima. Una soltanto. Poi prima di dormire la richiudeva.

Un vecchio uomo stanotte ha riaperto la cassetta. È
una notte come tante altre solo più ultima e fredda
e all'improvviso
il piccolo scrigno ha sputato l'oceano
e il mare di sale e denso di una vita d'inferno.

Il vecchio uomo sta affogando nel suo abisso
e cadendo sorride
martire e sovrano d'un sogno. Finalmente.

Dicono che mare faccia rima con sognare
e che morire sia un po' come scopare. Nel mio sogno
sento sussurrare il suo nome.


IV

A che serve far sogni hanno chiesto
e chinarsi di notte sull'erba e scolarsi
un oceano di roccia e montagna
e di vita e rottami. A che serve ubriachi
riguardare domani e gridarsi ci siamo.

Qualcuno è già stato qui tante volte
e ha sporcato per terra prima di andare.

Qualcuno ha vissuto senza
farsi vedere. Senza
ululare alla luna. Senza
credersi folle
poeta
buffone.

Io ho solo voglia di ridere
e non stare a aspettare.


V

Non c'è nulla di serio
nella vita di un uomo.

La mia musa serena ed io
moriremo nello stesso letto
in un giorno come altri di vita e
di niente.

E poi ecco. Rassegnati e sorpresi
noi godremo d'amore
e di ciò che non siamo.


VI

Siamo attori di circo smarriti
a osservare da fuori un tendone non nostro
e a pensare che dentro magari non piove
e fa un po' meno freddo.

Recitiamo le nostre battute
e fermiamo i passanti chiedendo
un ombrello un passaggio o un sorriso
da chiamare casa vivere o felicità.

Ed ai nostri tramonti non occorre altro.


VII

Siamo il riflesso di facce immortali
dai contorni ingialliti e incazzati
incollate sui muri da anni
come volti di eterni banditi.

Credevamo alla notte dell'anima
e al tesoro etilico dei giusti
satira e pazzia e poesia d'ignoranti
e musica ironica e dionisiaca speranza.

Credevamo persino all'amore
senza aver mai amato o
aver mai visto amare. Senza mai pensare
a cos'altro saremmo poi stati.

Nichilisti e puttane appostati
sui marciapiedi del mondo. Sognavamo l'amore
e l'abbiamo.


VIII

Far la guerra nei giorni di pace
e non starsene fermi. Era questo
un po' il senso di tutto
e lo è ancora.

E poi noi. Capibranco e pagliacci
e banditi e piccoli uomini che
risalgono i viali nelle notti d'estate
soffocati d'amore.

Ci fermiamo sul ponte a vomitare
ad aggiungere lacrime e sale
ad un fiume che scorre ed è dolce
e fa male.

È la vita che è dolce e fa male
quando sei troppo bravo ad urlare
e a non farti sentire. Quando senti il dolore cessare
e vorresti morire.


IX

E come dicono l'amore è vita
e primavera. Ma
non basta
la pioggia lenta dei giorni d'aprile
all'uomo che vuol naufragare.

Non basta
il tepore del sole giallo delle tre
all'uomo che vuole infiammarsi
e nel vento bruciare.

A volte il peccatore prega il suo dio
amore lontano.

A volte. Volti appannati sullo sfondo
e sguardi e parole chiare confuse
sono la sua preghiera.

A volte inginocchiarsi non serve a niente.


X

E pregare è anche correre in bici
nell'agosto bordeaux di montagna e imprecare
pipistrelli nella notte un po' insonne
dal profumo di concime e di rivolta.

Non voglio re a governare
la mia giovinezza
né preti a benedirla
né profeti a illuminarla del loro buio.

È difficile credere ancora
agli stessi discorsi e alle stesse parole
di anni spesi a sorridere
e a pensare di amare.

Ogni cosa ha un suo senso ed io voglio capire.

Questa notte voglio chiedermi perché
e voglio pisciare nel fiume e
devastare questa odiosa città e
scacciare i suoi santi a calci nel culo e
capire davvero cos'è che manca e
ghignare come una volta.


XI

La città ha i lineamenti
di uno che muore e
monumenti
come occhi di zingara anziana
in amore
più lirici e commoventi
di ciò che li tiene sbarrati
eppure attorniati
di vecchio e di sporco e
di nervi tirati
irreali presenti e
futuri irrealizzati.

Ha ponti sul fiume
come cerotti sfilacciati
sul corpo di un uomo ferito
legacci che saldano a stento
ciò che Dio stesso ha già demolito.

(Istante insignificante
in un cielo gigante
però infinito nell’infinito).

Se davvero è per sempre lo spazio
senza fine è anche ciò che racchiude
e certa ogni possibilità. Da qui nulla
può scappare via
ogni cosa dovrà fatalmente avvenire e
la logica diventare poesia.


XII

Le risate del pubblico oltre la porta
rivestono silenzi sussurrati e parole taciute
dalla donna che legge le carte. Promesse
da due soldi e inascoltate
che nessuno manterrà mai.

Sarò io a spalancare la porta e
ad uscire per primo. Sarò un folle poeta buffone
ed avrò ciò che sono
e sarò ciò che voglio.

Non credere a nessuno e ingannarmi di tutto
distruggere e sognare
scrivere e cancellare
e riscrivere.

Non smetterò mai.



Commenti
#1    26 Maggio 2009 - 18:35
 
Questa l'avevo inserita come link, per via delle sue dimensioni. Tuttavia ho notato che così veniva sistematicamente 'snobbata' dal pubblico, cosa che non mi andava molto a genio, considerando che è una di quelle a cui 'tengo' di più in assoluto.
L' ho scritta nell'aprile del duemilaquattro, praticamente a vent'anni – ma potrebbe benissimo essere stato stamattina. A voi pare sia cambiato molto, oggi, rispetto ad allora? A parte un minimo di forma, s'intende.

[p.s.: dalla versione originale ho eliminato un paio di 'stanze' (paragrafi) ridondanti, ma senza modificare null'altro]
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente PissAndLoathe

Commenti