Mi spalanco sulla testa un ombrello stellato
per non veder dicembre
o vederlo
come quando è vestito a festa
o quando giro ubriaco.
Perché so cosa penso del Cielo
ma non lui cosa pensa di me.
Concedeteci l'empatia stralunata del sesso
o quella dell'alcool,
la finzione di riconoscersi e sentirsi
levar le parole di bocca e specchiarsi
nei barbari vetri del parlare di un pazzo.
Ci vorrebbe un dio che ti guardasse
negli occhi mentre gli parli,
o una femmina col seno leggero
a farlo a suo nome o a distrarti
sulle note di piano d'una ninnananna.
Ci vorrebbe sapere il pensiero di Dio
e che lui vedesse quel che sogno io.