Non complesso, non anacronistico, non incompreso, sicuramente non blogger. Pezzo minuscolo d'eterno e d'universo. Niente sfoghi esistenziali, niente esercizi di stile. Qui faccio filosofia – in versi perché il pensiero è musica, e la verità è poesia.

La verità da queste parti non la troverete, diciamocela tutta. Ma un tentativo, uno fra i tanti, forse sì. Una verità con la minuscola, come l'universo di cui è immagine, come la fantasiosa menzogna che intende negare, come il dio umano del quale è creazione.

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postato venerdì, 12 giugno 2009 alle ore 17:16 | permalink | commenti
Un pomeriggio lo cercammo tra i faggi
     come una pianta rampicante o un cesto
     di castagne morsicate e lasciate nei paraggi
e col pensiero oliva noi di foglia e biancospino
     dimenticammo i vecchi in basso, sui teloni
     a far fumare il pane e l'olio e a far cadere il vino.

Giocavamo insieme a rimpiattino, e noi, noi
lo cercavamo stanchi e un po' felici, Dio bambino.

Certo la corsa e i sassi consumavano le suole
     e un'ora un po' più fredda t'inchiodava gli occhi
     chiedendo di cercare anche di notte, tra le aiuole
quelle dipinte col pensiero dassù il letto a castello
     su cui chi chiuse gli occhi poi si svegliò già grande,
     appeso a una bottiglia, ad una donna o ad un anello.

La festa terminò solo il mattino, e noi, noi
lo immaginammo a casa un po' felice, Dio bambino.

Non c'era già più posto per le foglie nella borsa
     né per i supersantos e neanche per la primavera
     pesava troppo il tempo, il sangue, il sudore della corsa
come l'atomica in un dì di pace, o un'erezione in spiaggia
     comprendemmo che è l'inverno a portar giù la neve
     non quella, scesa già per caso, che lì sola lo incoraggia.

Non eravamo più buoni a giocare, e noi, noi
non eravamo neanche più felici, Dio maiale.

[Ma impareremo a essere inverno e non un temporale, e Dio, Dio
potrà vederci credere felici, nascondersi e non farsi trovare].



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