Non complesso, non anacronistico, non incompreso, sicuramente non blogger. Pezzo minuscolo d'eterno e d'universo. Niente sfoghi esistenziali, niente esercizi di stile. Qui faccio filosofia – in versi perché il pensiero è musica, e la verità è poesia.

La verità da queste parti non la troverete, diciamocela tutta. Ma un tentativo, uno fra i tanti, forse sì. Una verità con la minuscola, come l'universo di cui è immagine, come la fantasiosa menzogna che intende negare, come il dio umano del quale è creazione.

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sono stati qui *loading* piccoli dei, di cui attualmente in attività.
postato venerdì, 07 agosto 2009 alle ore 16:46 | permalink | commenti (3)
Cotone bianco eclissa il blu sul parco, qui la prigione
ha sbarre di foglia e brande profumate, bisbiglia d’evasione
e poi ritratta,
fa volteggiare sedativi alati sul corpo infermo e svogliato
e fa librare via i pensieri
pesanti, lievi
pennuti di latta.

Non esistono le gabbie per gli idioti, chi è nato storto
senza saper passar per pazzo o aver conforto
d’essere speciale,
vuole cucirsi indosso a mano le sue camicie di forza
e le camere di sicurezza
come una carezza
d’aghi d’ospedale.

Sentirsi dentro
manicomi
gnomi asettici ed automi
angeli sereni senza più nomi e cognomi.

Non so dire se conviene sentir pazzi poi se stessi
o veder folle il mondo, sbalordire al gioco di riflessi
e di fiammelle,
all’assordare assiduo dell’universo o nella quiete
delle bocche di leone morte
che lisciano sconvolte
il culo delle coccinelle.

Saper d’essere
aquiloni
lampi eterni senza tuoni
od ancora i vecchi illusi, miserabili coglioni.

Pensar d'essere
aquiloni
voci curve a mille suoni
o macigni senz'accenti, libertà né manicomi.

(Non so dire).
(Manicomi).



Commenti
#1    14 Agosto 2009 - 17:25
 
La mia preferita, so far
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente saltyeyes

#2    05 Settembre 2009 - 20:53
 
Si parla spesso di solitudine, fuori, perchè si conosce un solo tipo di solitudine. Ma nulla è così feroce come la solitudine del manicomio. In quella spietata repulsione da parte di tutto si introducono i serpenti della tua fantasia, i morsi del dolore fisico, l'acquiscienza di un pagliericcio su cui sbava l'altra malata vicina che sta più su. Una solitudine da dimenticati, da colpevoli. E la tua vestaglia ti diventa insostituibile, e così gli stracci che hai addosso perchè loro solo conoscono la tua vera esistenza, il tuo modo di vivere.
In manicomio ero sola; per lungo tempo non parlai, convinta della mia innocenza. Ma poi scoprii che i pazzi avevano un nome, un cuore, un senso dell'amore e imparai, sì, proprio lì dentro, imparai ad amare i miei simili. E tutti dividevamo il nostro pane l'una con l'altra, con affettuosa condiscendenza, e il nostro divenne un desco famigliare. E qualcuna, la sera, arrivava a rimboccarmi le coperte e mi baciava sui corti capelli. E poi, fuori, questo bacio non l'ho preso più da nessuno, perchè ero guarita.
Ma con il marchio manicomiale.


Alda Merini

L'altra verità
Diario di una diversa
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#3    06 Settembre 2009 - 17:53
 
bravo. mi piace quello che scrivi
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Musetteontreno

Commenti