Cotone bianco eclissa il blu sul parco, qui la prigione
ha sbarre di foglia e brande profumate, bisbiglia d’evasione
e poi ritratta,
fa volteggiare sedativi alati sul corpo infermo e svogliato
e fa librare via i pensieri
pesanti, lievi
pennuti di latta.
Non esistono le gabbie per gli idioti, chi è nato storto
senza saper passar per pazzo o aver conforto
d’essere speciale,
vuole cucirsi indosso a mano le sue camicie di forza
e le camere di sicurezza
come una carezza
d’aghi d’ospedale.
Sentirsi dentro
manicomi
gnomi asettici ed automi
angeli sereni senza più nomi e cognomi.
Non so dire se conviene sentir pazzi poi se stessi
o veder folle il mondo, sbalordire al gioco di riflessi
e di fiammelle,
all’assordare assiduo dell’universo o nella quiete
delle bocche di leone morte
che lisciano sconvolte
il culo delle coccinelle.
Saper d’essere
aquiloni
lampi eterni senza tuoni
od ancora i vecchi illusi, miserabili coglioni.
Pensar d'essere
aquiloni
voci curve a mille suoni
o macigni senz'accenti, libertà né manicomi.
(Non so dire).
(Manicomi).