Non complesso, non anacronistico, non incompreso, sicuramente non blogger. Pezzo minuscolo d'eterno e d'universo. Niente sfoghi esistenziali, niente esercizi di stile. Qui faccio filosofia – in versi perché il pensiero è musica, e la verità è poesia.

La verità da queste parti non la troverete, diciamocela tutta. Ma un tentativo, uno fra i tanti, forse sì. Una verità con la minuscola, come l'universo di cui è immagine, come la fantasiosa menzogna che intende negare, come il dio umano del quale è creazione.

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postato venerdì, 07 agosto 2009 alle ore 16:46 | permalink | commenti (3)
Cotone bianco eclissa il blu sul parco, qui la prigione
ha sbarre di foglia e brande profumate, bisbiglia d’evasione
e poi ritratta,
fa volteggiare sedativi alati sul corpo infermo e svogliato
e fa librare via i pensieri
pesanti, lievi
pennuti di latta.

Non esistono le gabbie per gli idioti, chi è nato storto
senza saper passar per pazzo o aver conforto
d’essere speciale,
vuole cucirsi indosso a mano le sue camicie di forza
e le camere di sicurezza
come una carezza
d’aghi d’ospedale.

Sentirsi dentro
manicomi
gnomi asettici ed automi
angeli sereni senza più nomi e cognomi.

Non so dire se conviene sentir pazzi poi se stessi
o veder folle il mondo, sbalordire al gioco di riflessi
e di fiammelle,
all’assordare assiduo dell’universo o nella quiete
delle bocche di leone morte
che lisciano sconvolte
il culo delle coccinelle.

Saper d’essere
aquiloni
lampi eterni senza tuoni
od ancora i vecchi illusi, miserabili coglioni.

Pensar d'essere
aquiloni
voci curve a mille suoni
o macigni senz'accenti, libertà né manicomi.

(Non so dire).
(Manicomi).


postato venerdì, 12 giugno 2009 alle ore 17:16 | permalink | commenti
Un pomeriggio lo cercammo tra i faggi
     come una pianta rampicante o un cesto
     di castagne morsicate e lasciate nei paraggi
e col pensiero oliva noi di foglia e biancospino
     dimenticammo i vecchi in basso, sui teloni
     a far fumare il pane e l'olio e a far cadere il vino.

Giocavamo insieme a rimpiattino, e noi, noi
lo cercavamo stanchi e un po' felici, Dio bambino.

Certo la corsa e i sassi consumavano le suole
     e un'ora un po' più fredda t'inchiodava gli occhi
     chiedendo di cercare anche di notte, tra le aiuole
quelle dipinte col pensiero dassù il letto a castello
     su cui chi chiuse gli occhi poi si svegliò già grande,
     appeso a una bottiglia, ad una donna o ad un anello.

La festa terminò solo il mattino, e noi, noi
lo immaginammo a casa un po' felice, Dio bambino.

Non c'era già più posto per le foglie nella borsa
     né per i supersantos e neanche per la primavera
     pesava troppo il tempo, il sangue, il sudore della corsa
come l'atomica in un dì di pace, o un'erezione in spiaggia
     comprendemmo che è l'inverno a portar giù la neve
     non quella, scesa già per caso, che lì sola lo incoraggia.

Non eravamo più buoni a giocare, e noi, noi
non eravamo neanche più felici, Dio maiale.

[Ma impareremo a essere inverno e non un temporale, e Dio, Dio
potrà vederci credere felici, nascondersi e non farsi trovare].


postato mercoledì, 18 febbraio 2009 alle ore 16:54 | permalink | commenti (3)
Immagine creata da PiSSch@rge per dioconlaminuscola.splinder.com

Schizzi di nubi scure su San Lorenzo
somigliano a pozze di vomito nero
specchi capaci a frugarti il pensiero
non mentono all’occhio e con loro anche l’occhio è sincero.

Lo intuiscono i tossici nel tanfo d’incenso
l’anima è un gioco di tracce e di specchi
ricerca nel nuovo i profili dei vecchi
e le note rubate alle labbra le ricanta gentile agli orecchi.

Mostra gambe di donna allargate, una mano e una sigaretta
e i teschi bianchi impressi su una vecchia maglietta.

Fa da sfondo e sipario al suo dramma melenso
alle mosse impacciate di chi ieri non c’era
ma non ha voglia e tempo di aspettar primavera
sembra indicare ad un tratto avverata ogni antica preghiera.

Punta occhi di donna arrossati, una mano e una sigaretta
e lo stridere muto di una cosa pensata
desiderata e mai detta.


postato martedì, 30 dicembre 2008 alle ore 16:57 | permalink | commenti (28)
        Borné dans sa nature, infini dans ses vœux
        l'homme est un dieu tombé qui se souvient des cieux.


                                                          A. DE LAMARTINE, Méditations Poétiques

        (con tanto di dedica alla prof. Raffaela, maîtresse à vivre  a patto che la legga mai)

Vois les jours où il suffisait de se cacher la tête
et les cahiers tremblants sous tables de lycée
pour être yeux de femme, rues peintes pour la fête
fenêtres écarquillées sur neiges ensoleillées
poésie venait toute seule tombant de nuages bleus.

Chaque rime que j'écrivais nassait toujours dehors
l'adolescent combat de cœur cerveau et couillons
n'était qu'un accident, distraite épreuve de force
l'ennui de l'heure de maths ou celle de religion
étoile d'hiver dont vole l'éclair tous les rayons.

Jamais ne crains mes vœux ni ne fais guerre aux songes
car désormais j'ai appris comment les faire marcher
voici l'enchantement, sommeil de tout mensonge
le ciel paraît bien loin toutefois j'ai ici ma fée
poésie va me conduire là-haut, où j'étais né.


postato giovedì, 11 dicembre 2008 alle ore 12:54 | permalink | commenti (9)
La mia donna ed io
lo chiamavamo amare

la mia donna?
sì, la mia tanto per dire

la mia donna ed io
chiavavamo per volare
(come potevamo mai sapere)

la mia donna?
la sua ormai, per favore

(cercò del cazzo per piegar la noia
trovò le ali di fenice d'un [diverso] amore).


N.B.: Da non prendere troppo sul serio, m'è venuta nel dormiveglia inattesa, tragicomica, sgraziata e fuori tema esattamente come sembra essere.


postato sabato, 19 luglio 2008 alle ore 00:33 | permalink | commenti (3)
      Mi metto in tasca l'asfalto rovente e i fiori e il barbecue
dei vicini, o per lo meno: me ne metto in tasca l'odore.
Sentire ma non toccare è la santa legge di luglio
da queste parti. La finestra di casa è un filtro e l'intero
mondo un dubbio, l'inverno intuizione che diventa emozione.
      Mi metto in tasca l'astrazione di tutto ciò che è vero, il racconto
di un sogno, l'odore dell'erba verde calpestata da gocce di pioggia
già dissolte nell'aria bruciata. Sentire ma non toccare, signori,
le cose vere a luglio stanno nell'aria, cercarne la causa
può farle morire. Sento voglia d'inverno, emozioni congelate
per decisioni sicure, e perché no, tendenze suicide e buio
di mattina, sento voglia di Nord, vento in faccia e potenza.
      Sentire ma non toccare, signori: non vorrete farle appassire.
      Sento odore di Felicità in questo luglio ed ho voglia d'inverno
e di possederLa. Dietro a ogni odore c'è un oggetto e una causa
che vorresti toccare. E anche Lei la vorresti toccare, e vorresti parlare
e parlare ancora poiché non ti basta - e non ti basta, e non
basterà mai, immaginarla parlare.
      E infine smetterla con la fantasia.
      Ma la fantasia è una cella frigorifera che protegge ogni cosa
e non lascia morire, anzi rende duro e tagliente e lucente e vivo
tutto ciò che ameresti possedere e non solo sentire.
      Mi metto in tasca il Suo nome e le migliori fotografie e continuo
a sospirare. Una vita con Lei, o anche mezza o diciamo soltanto
un istante, che può cambiare. Imbarazzo, parole sbagliate, tremore,
il più insignificante momento. Io so bene che ogni cosa come l'inverno
anche nel luglio più secco e bollente è destinata a tornare.
      E so come fare per farla bastare.