Non complesso, non anacronistico, non incompreso, sicuramente non blogger. Pezzo minuscolo d'eterno e d'universo. Niente sfoghi esistenziali, niente esercizi di stile. Qui faccio filosofia – in versi perché il pensiero è musica, e la verità è poesia.

La verità da queste parti non la troverete, diciamocela tutta. Ma un tentativo, uno fra i tanti, forse sì. Una verità con la minuscola, come l'universo di cui è immagine, come la fantasiosa menzogna che intende negare, come il dio umano del quale è creazione.

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postato martedì, 30 dicembre 2008 alle ore 16:57 | permalink | commenti (28)
        Borné dans sa nature, infini dans ses vœux
        l'homme est un dieu tombé qui se souvient des cieux.


                                                          A. DE LAMARTINE, Méditations Poétiques

        (con tanto di dedica alla prof. Raffaela, maîtresse à vivre  a patto che la legga mai)

Vois les jours où il suffisait de se cacher la tête
et les cahiers tremblants sous tables de lycée
pour être yeux de femme, rues peintes pour la fête
fenêtres écarquillées sur neiges ensoleillées
poésie venait toute seule tombant de nuages bleus.

Chaque rime que j'écrivais nassait toujours dehors
l'adolescent combat de cœur cerveau et couillons
n'était qu'un accident, distraite épreuve de force
l'ennui de l'heure de maths ou celle de religion
étoile d'hiver dont vole l'éclair tous les rayons.

Jamais ne crains mes vœux ni ne fais guerre aux songes
car désormais j'ai appris comment les faire marcher
voici l'enchantement, sommeil de tout mensonge
le ciel paraît bien loin toutefois j'ai ici ma fée
poésie va me conduire là-haut, où j'étais né.


postato mercoledì, 25 giugno 2008 alle ore 01:57 | permalink | commenti (5)
        E senti allora,
        se pure ti ripetono che puoi
        fermarti a mezza via o in alto mare,
        che non c'è sosta per noi,
        ma strada, ancora strada,

        e che il cammino è sempre da ricominciare.


                                                    EUGENIO MONTALE, Poesie Disperse, A galla

        (a Martina)

La risacca del mare di notte assomiglia
all'infinito e all'eterno
osservati dal vetro di un treno

la schiuma racconta di morti affogati
e vite nate nel fondo e corre in avanti
e poi corre in avanti di nuovo

sei come l'eterno che bramo
la sola morte che esiste e che accetto
e che amo

che cambia forma e non si consuma
che esiste dopo la vita e durante
dove dicono già vivesse prima

sei l'assenza atroce che scurisce il presente
la luna nel pozzo fra i casolari
taciti e foschi lungo i binari

mi addormento sognando il ritorno
o non è che un risveglio
sento i tuoi passi e la voce qui intorno
e a ogni passo la sento un po' meglio

mi risveglio annusando i campi
capelli di grano e sudore di guazza
è mattina ed io ancora ti amo
sto tornando da te
imprendibile e pazza
sul binario opposto.


postato mercoledì, 22 agosto 2007 alle ore 17:38 | permalink | commenti
        Tutto fu ambìto / e tutto fu tentato. / Quel che non fu fatto
        io lo sognai; / e tanto era l’ardore / che il sogno eguagliò l’atto.


                                                              GABRIELE D’ANNUNZIO, Laudi, Maia

Esaurimmo ogni plausibile risposta
divertiti come chi oramai non teme e vede e pensa,
la domanda successiva era nascosta
dietro l’ardere accecante della nostra supponenza.
A mezzodì il sole abbagliava la piazza
non vedevamo l’ombra, il dubbio, la nostra sconvenienza
come un ubriaco od un’amante pazza
faticano a slegare il certo e l’ammaliante parvenza.
Dopo le otto la piazza ingigantiva,
la tua bellezza si stampava bislunga sull’asfalto,
impressione semplice palese e viva
un po’ smorzata nell’arancio del sole meno alto,
nell’ultimo tramonto scorso invano,
alibi sfacciato, scusa inconsistente e senza smalto
per tenerci ancora mano nella mano
come chi mirando cielo e terra anela al grande salto.
Il sogno avuto qui e compiuto lontano.
Il volo di noi due a metà agosto,
la scoperta del mondo a ogni costo,
pel gusto già di domandare, non ché ci fosse poi risposto.

Di che avresti amato indagare, se siamo,
mio amore, o perché, se moriremo o non vivemmo mai,
se è vita viva quel che siamo e sentiamo
o un’età della materia informe in un continuo viavai,
corpi nudi così infreddoliti e sciocchi
da pensare d’esistere, porcili astratti e puttanai,
microbi inetti che puntano ciechi occhi
per eterne frazioni d’eterno su inesistenti guai.
O prediligi il tempo umano, milady,
quello che apre i sensi e li uccide o così fa sembrare,
che rende logico l’assurdo che vedi,
colui che finge in essere il suo ininterrotto mutare.
Il tempo della chimica e del pensiero,
dell’attesa di me la sera, della pioggia sul mare,
dell’ambìto, del vaneggiato e del vero,
del tabacco che si consuma, della noia e di amare.
Il tempo arancio ripassato sul nero.
Il volo di noi due a metà agosto,
godimento del mondo a ogni costo,
innamorarsi e innamorare, senza dire come e in che posto.

Schernivi acre e mefistofelica il sacro,
grossolana classifica a punti dei nostri tesori,
gustando briosa l’avvilimento e il massacro
di quel Dio disumano e dei suoi evangelizzatori.
Sacro e eterno non fu il padre ma i figli,
festosamente costretti a riavere forme e colori
come mimose a marzo o d’estate i gigli
fabbriche inesauribili di frenesie e di odori.
L’identico riaversi dell’universo
empio e fatale sarà la legge che proibisce ogni legge,
nessun prete né imperatore perverso
legislerà mai l’ordine tragico che ci sorregge.
Lo scoppio incessante del cuore del mondo,
l’inseguirsi furioso di mille miliardi di schegge,
ci renderà fiamme del fuoco rotondo,
immortali e liete come ciò che l’eterno protegge.
Il sempre nell’ora, il culmine nel fondo.
Il volo di noi due a metà agosto,
la potenza del mondo a ogni costo
gonfierà di vento le tasche, e non diremo mai non c’è posto.