Non complesso, non anacronistico, non incompreso, sicuramente non blogger. Pezzo minuscolo d'eterno e d'universo. Niente sfoghi esistenziali, niente esercizi di stile. Qui faccio filosofia – in versi perché il pensiero è musica, e la verità è poesia.

La verità da queste parti non la troverete, diciamocela tutta. Ma un tentativo, uno fra i tanti, forse sì. Una verità con la minuscola, come l'universo di cui è immagine, come la fantasiosa menzogna che intende negare, come il dio umano del quale è creazione.

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sono stati qui *loading* piccoli dei, di cui attualmente in attività.
postato venerdì, 12 giugno 2009 alle ore 17:16 | permalink | commenti
Un pomeriggio lo cercammo tra i faggi
     come una pianta rampicante o un cesto
     di castagne morsicate e lasciate nei paraggi
e col pensiero oliva noi di foglia e biancospino
     dimenticammo i vecchi in basso, sui teloni
     a far fumare il pane e l'olio e a far cadere il vino.

Giocavamo insieme a rimpiattino, e noi, noi
lo cercavamo stanchi e un po' felici, Dio bambino.

Certo la corsa e i sassi consumavano le suole
     e un'ora un po' più fredda t'inchiodava gli occhi
     chiedendo di cercare anche di notte, tra le aiuole
quelle dipinte col pensiero dassù il letto a castello
     su cui chi chiuse gli occhi poi si svegliò già grande,
     appeso a una bottiglia, ad una donna o ad un anello.

La festa terminò solo il mattino, e noi, noi
lo immaginammo a casa un po' felice, Dio bambino.

Non c'era già più posto per le foglie nella borsa
     né per i supersantos e neanche per la primavera
     pesava troppo il tempo, il sangue, il sudore della corsa
come l'atomica in un dì di pace, o un'erezione in spiaggia
     comprendemmo che è l'inverno a portar giù la neve
     non quella, scesa già per caso, che lì sola lo incoraggia.

Non eravamo più buoni a giocare, e noi, noi
non eravamo neanche più felici, Dio maiale.

[Ma impareremo a essere inverno e non un temporale, e Dio, Dio
potrà vederci credere felici, nascondersi e non farsi trovare].


postato martedì, 30 dicembre 2008 alle ore 16:57 | permalink | commenti (28)
        Borné dans sa nature, infini dans ses vœux
        l'homme est un dieu tombé qui se souvient des cieux.


                                                          A. DE LAMARTINE, Méditations Poétiques

        (con tanto di dedica alla prof. Raffaela, maîtresse à vivre  a patto che la legga mai)

Vois les jours où il suffisait de se cacher la tête
et les cahiers tremblants sous tables de lycée
pour être yeux de femme, rues peintes pour la fête
fenêtres écarquillées sur neiges ensoleillées
poésie venait toute seule tombant de nuages bleus.

Chaque rime que j'écrivais nassait toujours dehors
l'adolescent combat de cœur cerveau et couillons
n'était qu'un accident, distraite épreuve de force
l'ennui de l'heure de maths ou celle de religion
étoile d'hiver dont vole l'éclair tous les rayons.

Jamais ne crains mes vœux ni ne fais guerre aux songes
car désormais j'ai appris comment les faire marcher
voici l'enchantement, sommeil de tout mensonge
le ciel paraît bien loin toutefois j'ai ici ma fée
poésie va me conduire là-haut, où j'étais né.


postato giovedì, 09 ottobre 2008 alle ore 23:35 | permalink | commenti (2)
La aspiro ancora, prima che si perda
poi l'aria va all'aria e rimane il frastuono
di chi marciava in mezzo alla merda
cedendo poi in fretta al tappeto buono
la mia maleodorante memoria.

Siamo bravi a dimenticare, sorella
e a far la vita con quel che è di moda
poi barattarla con una più bella
come lucertola che perde la coda
e neanche immagina esista la Storia.

Cambiamo tutto allora se occorre
cambiamo il tempo su cui comporre
la melodia audace della nostra vittoria.

Alziamo la voce, che fa stare bene, e poi le bottiglie, cerchiamo le rime per il bello di averle
voliamo veloce, come le altalene, giochiamo alle biglie, mangiamo le stelle solo per vomitarle.

E poi più forte, non punteggiato, quasi che il tempo non sia mai esistito.

Afferro l’aria spugnosa del fumo d’ottobre la spingo dentro comprimo diventa benzina posso essere tutto e lo voglio e ho carburante abbastanza per arrivare al prossimo cambio di tempo abbigliato ancora da dio.

Cambiamo ogni cosa, certo, se occorre
il tempo propone, sta al dio poi disporre
la via minuscola della sua gloria.


postato sabato, 29 marzo 2008 alle ore 16:50 | permalink | commenti (3)
Sconosciuto e straniero sulla mia montagna
neanche più il sole ricorda il mio volto
il vento non mi chiama, la pioggia non mi bagna
l'asfalto recente mi fissa sconvolto.
Non c'eravate voi allora, fra i miei nove anni
fuscello giallognolo senza foglie e radici
senza gemme e ciliegie, senza amori né affanni
l'erbetta un pallone e le pietre gli unici amici.
Tirò giù il tempo anche i tronchi in giardino
a che serve ora la mappa dell'oro sepolto
la croce rossa fra i due meli ed il pino
fra le aiuole di gigli e la terra dell'orto.

Erano segni di rivolta appuntati a matita
per scandire e fermare ad un tempo la vita
scavando i sassi con le scarpe e le dita
scavando forte
poi ricucir la ferita
e scordare la morte.

Torno qui a volte quando la città mi stanca
troppi anni in là da quei giorni di giugno
nulla mi riconosce e ogni cosa mi manca
e ogni petalo è grigio e ogni nuvola è un pugno.
Vorrei correre giù per le scale e scavare
tirar fuori l'eterno e le mie stesse radici
tutto ciò che ad un uomo è mai dato d'amare
fantasie senza tempo, quadri senza cornici.

Uno scrigno di plastica e ferraglia arrugginita
sepolto da un pirata bambino come una pepita
scavando i sassi con le scarpe e le dita
urlando forte
stringendo la vita
e scordando la morte.

Io estraneo nel tempo, e dello spazio eremita
chiudo gli occhi e canto
l'anima ormai ricucita
e un pirata bambino accanto.